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L'intervista a Monica Saliola






    Monica Saliola è una giovane autrice molto interessante, alla sua seconda prova d’autore, La verità di Agnese. Leggendo i suoi lavori, non è difficile immaginarla come una persona pacata, sensibile e attenta che pare scivolare sulla quotidianità con facilità e felicità. E’ capace di portare nella scrittura questa sua virtù e a chi ha la fortuna di ritrovarsi in uno dei suoi libri, viene il desiderio di lasciarsi andare ed essere contagiati un po’ dalla sua filosofia.
    Ora sto per incontrarla, e la prima domanda che voglio farle, che mi sta qui in gola fin da quando ho letto il suo romanzo, è questa:

    D - Lei ha scritto ne La verità di Agnese che “L’emarginazione non è una condizione reversibile”, ci crede davvero?


    R - Il tema dell’emarginazione è complesso. Chi è emarginato non ha la facoltà di scegliere di integrarsi. È un processo che passa attraverso le scelte degli altri, di chi emargina. Parlo di emarginazione nel senso più ampio, senza bisogno di scomodare immigrati o minoranze etniche, basti pensare ai giovani vittima di bullismo scolastico o sui social. Se potessero, non sceglierebbero altro per se stessi?

    D - La lettura de La verità di Agnese è volata via liscia, senza interruzione: la sua scrittura scivola sulle onde della vita con la grazia di un esperto surfista. Ho segnato qualche frase che mi ha particolarmente colpito, verità fulminanti come quella che si nasconde dietro le parole di Agnese “La sofferenza ci rende egoisti bambina mia, sordi alle esigenze degli altri, anche dei nostri stessi figli.” L’ha provata anche lei, la sofferenza? E se non l’ha provata, come mi auguro, come mai la conosce così intimamente?

    R - Le storie che racconto sono il frutto della mia fantasia, ma i sentimenti, le emozioni e le sofferenze dei miei personaggi sono autentici, sono quelli che osservo nelle persone reali, nelle vite della gente comune. Rimango sempre affascinata e stupita dalla complessità della psiche umana, è come un contenitore inesauribile da cui trarre ispirazione.

   D - Margherita, la protagonista che scrive in prima persona, è un’emarginata di lusso che “… riuscivo a sentirmi completamente a mio agio solo quando la mia vita si intrecciava con quella di altri esseri umani che avevano alle spalle una vita fatta di sofferenza…”. Secondo lei l’empatia scatta solo verso chi soffre?

    R - È più facile che sia così. Riusciamo a provare vera compassione, che è alla base dell’empatia, solo per chi soffre. Gioire della felicità altrui è più difficile. Non tutti riescono a farlo con sincerità. Spesso  avviene solo nei confronti delle persone che amiamo, più raramente siamo pronti a gioire per i successi di chi ci sta intorno, di qualsiasi natura essi siano. Ciò che prevale è invece la frustrazione del “perché a lui sì e a me no”.
    Siamo un’umanità ingrata, che non sa apprezzare ciò che ha e guarda sempre ciò che hanno gli altri.

    D - Perché Margherita si autoesclude dalla felicità anzi la felicità la spaventa tanto da non poter condividere la vita con qualcuno che abbia avuto il meglio dalla vita? È quasi inconcepibile se escludiamo che Margherita abbia sviluppato una vera allergia fisica alla felicità, tanto da sentirsi a suo agio nel dolore. Il dolore come una coperta, forse non calda ma ugualmente protettiva.

    R - È così. Meglio rimanere nella zona di comfort che prendersi la responsabilità di essere felici. Accorgersi che si può essere felici è un atto volontario che richiede un impegno costante nel tempo. È faticoso. Non è per tutti.

    D - È comprensibile che l’amore per qualcuno sia escludersi al mondo per concentrarsi sull’altro. Ma non mi era ancora capitato di scoprire che l’amore può servire a rimanere sola. Può spiegare come Margherita può arrivare a dire al suo innamorato “Voglio continuare la mia vita di emarginata, ma lo voglio fare accanto a te.”?

    R - È una forma di debolezza e di egoismo al tempo stesso. Tante coppie si isolano dal mondo. Non  perché bastino a loro stesse, appagate dall’amore, ma perché lo stare in coppia mette al riparo dalla vita che scorre fuori. Queste persone non si mettono in gioco, ma si confinano ai margini delle loro piccole vite. Mi vengono in mente quelle persone che pur vivendo un rapporto di coppia appagante decidono di non avere figli. Troppa responsabilità, dicono. Troppa vita che non sono pronti a gestire, penso.
    Dal punto di vista antropologico è un fenomeno moderno. Fino a un paio di generazioni fa stare in coppia significava riprodursi, i figli erano considerati patrimonio di famiglia per i tempi della vecchiaia. Oggi non si ha più questa necessità e fare figli diventa una scelta pensata, come tutto del resto.
    In una visione più generale siamo entrati nell’epoca della consapevolezza, della presa di coscienza di noi stessi, su tutti i fronti. Il nostro è un mondo di pensatori, godiamo di questo lusso che i nostri genitori non potevano permettersi. Ma mi pare di constatare che sono tutti meno felici. Più nevrotici.

    D - Tutto è facile per i ricchi. Margherita può prendere delle decisioni e realizzare progetti grazie al potere dei soldi che possiede. È lei la prima a odiare questo potere ma a servirsene, anche se per fare del bene, è vero. L’ultima verità del libro è che anche la libertà, o la dignità umana, possono essere comprate. È una verità pesante, non crede?

    R - Molto. E purtroppo ovunque guardiamo oggi, sia che pensiamo al dramma dei rifugiati in fuga dall’orrore delle guerre o, più “banalmente”, al mondo del lavoro, tralasciando volutamente lo scenario politico, capiamo che è così. Tutto ha un prezzo al quale si può vendere o acquistare qualcosa che non dovrebbe essere oggetto di compravendita.
    Ma come tutte le verità, anche questa rappresenta solo una parte della realtà, fortunatamente. E io non mi stancherò mai di stupirmi con gioia di quelli non si sottomettono a queste dinamiche ma coltivano l'onestà come la virtù madre di tutte le virtù, alla base di ogni principio di dignità dell'essere umano.

    D - La vita non è mai quello che sembra e leggendo La Verità di Agnese, che trovo affine a Fai Bei Sogni di Gramellini, non si può che essere d’accordo.

    R - Grazie per questo immeritato paragone. Gramellini è un narratore eccezionale e la storia che racconta è reale, l'ha vissuta sulla sua pelle. L'intensità è sorprendente. E sorprendete è ciò che si cela dietro la vita delle persone. Se avessimo gli strumenti per scandagliare l'animo umano capiremmo che nulla è come sembra e avremmo il coraggio di accettare le scelte degli altri, quelle che ci fanno stare male perché ci ostiniamo a prenderle sul personale.

    D - Nel salutarla ricordo che Mare oltre, il suo primo libro, è  un altro bell’esempio di intrecci sorprendenti: una sapiente miscela thriller e sentimento. A differenza de La verità di Agnese, dove l’intreccio di dolore e amore è indistinguibile. Giusto?

    R - Non definirei Mare oltre un thriller vero e proprio. C'è un amore molto intenso ma non altrettanto fortunato e una storia di amicizia insolita e sorprendente.  L'episodio in giallo è solo strumentale; mi serviva per togliere dalla scena un personaggio “ingombrante”. Ma non voglio svelare altro.


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     Fin da piccolissima, Margherita cresce con sua nonna Eva, pittrice di fama internazionale,  in un ambiente sincero ma troppo stravagante per la gente del paesino in cui vivono. Nonna Eva le parla dell’omosessualità e le spiega come nascono i bambini e Margherita scopre con sollievo e gioia l’amore tra sua nonna ed Agnese, e se ne sente rassicurata. In questo libro di donne, la vita di Margherita avrebbe continuato a galleggiare su colossali bugie se una sera Agnese non le avesse rivelato la verità. Una verità per tanto tempo taciuta che svelerà tragiche vicende della sua famiglia.

    Quando si ritrova tra le mani la vecchia reflex di suo padre, svilupperà come lui una passione per la fotografia che si trasformerà nel suo lavoro. In occasione di un servizio in Messico, conosce Alma e la sua bambina Aurelia.  Portarle via con sé e salvarle dalla loro situazione  le donerà finalmente il senso della vita, anche se per Margherita la vita continuerà ad avere un dolce retrogusto di malinconia. Elia ed Anna la aiuteranno con coraggio ed amore incondizionati  in questa impresa al di sopra delle sue forze.