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L'intervista ad Alessandro Vaglio




Intervistiamo Alessandro Vaglio per sapere di più sulla sua raccolta di racconti Anima parlante, una serie di testi quasi impenetrabili. Quasi, perché Vaglio crea per il lettore dei brevi suggerimenti introduttivi ad ogni racconto, sebbene la sua ermeticità non gli consenta di aprirsi totalmente. Ed è un bene, in questo modo stabilisce uno scambio davvero personale e intimistico che lascia spazio solo a dialoghi tra anime.
Alessandro Vaglio è anche un poeta. Inutile dire che le sue poesie non tradiscono le aspettative. Chi ha letto Anima parlante sa che può contare sullo stesso gioco misterioso, seppure in sintesi. Con Officine Editoriali ha già pubblicato la silloge Le stanze del nulla. A Marzo è in pubblicazione la raccolta In un ultimo gioco di luce. Godetevi l’intervista e … STAY TUNED.

  D - Le premetto che questa intervista sarà un po' cattiva. Mi vendico perché la lettura dei suoi racconti richiede un certo impegno in termini di profonda attenzione da parte del lettore.
Prima di tutto mi tolga una curiosità: perché ha sentito il bisogno di spiegare in apertura le sue storie? Non ritiene sia preferibile lasciare ai lettori la scoperta diretta di emozioni che possono interpretare come vogliono, senza intermediari?

R - Non credo che le note che precedono i singoli racconti di Anima parlante abbiano un impatto eccessivamente rilevante. Semmai sono un po’ come i trailer dei film: preannunciano solo superficialmente il contenuto. Diciamo soltanto che sono originariamente nate come mini-sinossi/chiavi di lettura e come tali sono state poi inserite nell'edizione, anche su suggerimento di Officine Editoriali.

D - Nei suoi racconti non si riesce a trovare la porta per entrare. Si può solo assistere muti e impotenti allo svilupparsi della vicenda, talvolta della follia alla disperata ricerca della fine liberatoria. La libertà esiste o esiste solo come libertà dalla vita?

R - La libertà, quella dell'anima, esiste come libertà da se stessi, il che implica certamente il compimento dell'ultima transizione. Detto questo, la libertà di un uomo, o molto più comunemente l'illusione di essa, dipende dalla soggettiva percezione esistenziale. In quanto all'assenza di porte attraverso cui accedere ai miei racconti, anni fa una mia lettrice, dopo aver letto una grezza stesura di Lontano, scrisse: "Un racconto impenetrabile che ... penetra!" Devo allora supporre che le mie parole non offrano una dimora ma più che altro la cerchino.

D - La mancanza d'azione e decisione, l'impotenza come pausa dalla libertà e perfino dal richiamo della natura. Anche lei come Camus si sente liberato dalla speranza? Speranza nella giustizia non divorata dall'ingiustizia dei grandi?

R - Non esattamente da essa liberato ma più che altro in essa compiuto e ritrovato, in comunione con la lucente e armoniosa grandezza dell'universo da cui proveniamo e verso cui siamo protesi, in piena consapevolezza di appartenere a qualcosa di molto più immenso e fluido del mondo. In quanto alla costante passiva rassegnazione dei miei personaggi, è semplicemente la condizione che pochi meritevoli individui della mia generazione sono riusciti a scrollarsi di dosso.

D - La sua prosa si trasforma a volte in autentica poesia. Poesie singolari, ricercate, mature. Visto che si è trasferito a Londra appena maggiorenne, ne ha già scritte in inglese per caso?

R - Anima parlante rappresenta un'opera molto sperimentale. È vero, nei miei racconti il confine tra prosa e poesia svanisce molto spesso e alquanto rapidamente, ma non si tratta assolutamente di una forzatura nel segno dell'originalità, solo di libera e sincera espressione interiore. Ho scritto anche diverse poesie in inglese, alcune delle quali sono comparse in antologie e riviste letterarie pubblicate in Gran Bretagna, così come racconti, la maggior parte dei quali non è stata però ancora adeguatamente rivisitata per mancanza di tempo.

D - Una considerazione: se l'anima parlasse veramente potremmo evitare gli sbagli, la bussola senza punti cardinali non esisterebbe, come le regole della geometria esistenzialista e ci svelerebbe finalmente il segreto che unisce l'inizio e la fine di ogni cosa. Non crede?

R - Anima Parlante è in verità l'uomo divenuto anima prima del tempo, quando ancora egli esiste materialmente tra i suoi simili ma non viene più da essi visto o ascoltato, ritrovandosi così a girovagare annichilito e spento tra le rovine di un'esistenza sospesa nella quale non si può rimanere e dalla quale non si può scappare: è questa la condanna per aver voluto ad ogni costo sposare completamente la propria anima in questa vita e per aver voluto affermarsi ed esistere scrupolosamente secondo i codici da essa stabiliti.

D - Le lascio la conclusione, se sente di voler aggiungere qualcosa.

R - Sì, volentieri. Non ho trovato le domande particolarmente cattive ma ho avuto l'impressione che a volte fossero mirate a sondare la mia percezione e consapevolezza di ciò che io stesso ho scritto. In merito vorrei solo precisare di non essere assolutamente un intellettuale ma più che altro un visionario che, attraverso la scrittura, cerca di dar voce alle proprie visioni interiori: diciamo che posseggo da sempre una specie di quinto senso e un quarto – il famoso quinto senso e mezzo di Dylan Dog sarebbe presuntuosamente troppo! – e che, tra le molteplici influenze artistiche subite, Ingmar Bergman è la figura che più percepisco aggirarsi tra le pagine di Anima parlante.

Grazie del tempo e dello spazio che mi sono stati ritagliati.



Eccoli: sei racconti come rappresentazioni letterarie al confine tra sogno e realtà, conscio ed inconscio, dimensione umana e dimensione spirituale. I personaggi di ogni racconto sono apparizioni senza nome; emergono dal nulla nel quale prontamente ritornano una volta calato il sipario. Non intendono rimanere col lettore ma scivolano via dopo essersi sciolti come ghiaccio al sole, cedendo spazio al messaggio di cui di volta in volta si fanno tramite.
I protagonisti si ritrovano ad affrontare personali prigioni esistenziali che si rivelano in tutta la loro crudele natura, benché a volte lascino intravedere spiragli di salvezza.
Così nei racconti si dipanano tematiche universali: la solitudine, l’incomunicabilità, il perenne conflitto tra anima e uomo e tra la loro divergente ricerca della libertà, e tutto ciò viene sviluppato a più livelli percettivi nella trama di fondo, laddove un uomo costantemente afflitto da un'assurda condizione di ripetitività decide semplicemente di sparire con esiti sconosciuti, come in Riflessione d’Assenza, o davanti a una storia d’amore o forse d’indifferenza, come in Lontano, o quando si susseguono rapide e disincantate vignette, come in Anima Parlante.

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